Regolamento Beni Comuni a Caserta: spazio ai cittadini

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Caserta ha bisogno di partecipazione, ma anche di buoni strumenti per garantirla.

È l’obiettivo dell’associazione Labsus che, in tutte le amministrazioni, vi siano strumenti giuridici atti a garantire la partecipazione attiva dei cittadini nella gestione della cosa pubblica.

Il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei Beni Comuni Urbani è il risultato di un lungo lavoro di studio che, dall’adozione al Comune di Bologna nel Maggio 2014, sta seguendo un iter di diffusione in tutti i comuni italiani.

In soli 6 mesi, per l’impegno di Agenda 21 e la disponibilità delle amministrazioni locali, Casal di Principe, San Tammaro e Santa Maria Capua Vetere sono tra i primi comuni del Meridione ad adottare il regolamento, tutti in provincia di Caserta .

Ad oggi, sono un centinaio i comuni attivi su tutto il territorio italiano ed altrettanti in via di approvazione.

E il Comune di Caserta?

Il primo a muoversi è stato il forum Casertano del Terzo Settore, ottenendo, nel corso di un incontro, una promessa informale, da parte dell’allora Assessore all’Urbanistica, Giuseppe Greco, per dare il via alle “procedure politiche ed istituzionali necessarie per elaborare il Regolamento“.

Era il 13 Novembre 2014 e, per quasi un anno, a Caserta nulla s’è più mosso.

È stato così ch e nel Luglio 2015, abbiamo deciso di superare l’impasse e restituire ai cittadini la parola e l’iniziativa di portare avanti il progetto, diventando, con il gruppo Gli amici di Beppe Grillo di Caserta, promotori di una petizione popolare.

E così, da Ottobre 2015 fino a pochi mesi fa, siamo stati per le strade di Caserta, con gazebo, nei mercati, per informare e coinvolgere la città, raccogliendo firme affinché quel desiderio di partecipazione dei cittadini fosse messo nero su bianco e godesse così di una risposta formale.

Questa ed analoghe manifestazioni di cittadinanza attiva avute luogo contestualmente, come l’esempio di gestione popolare da parte del Comitato per Villa Giaquinto (chiusa per abbandono da anni) ed il caso dell’ex Asilo in Via Barducci (bene alienabile), che ha ospitato attività per bambini a cura del Comitato Città Viva, ha fatto si che, in prossimità delle appena passate elezioni Comunali di Maggio 2016, divenissero pressioni tanto sentite da condurre quasi la totalità dei candidati ad impegnarsi nel promettere di emanare il regolamento in caso di vittoria.

E così sta accadendo, o quasi.

A Settembre 2016, con delibera di giunta n.38, viene approvata una prima proposta di regolamento sotto la direzione del neo-assessore Franco De Michele, ma senza che vi sia data un’adeguata pubblicità.

È infatti solo nei primi di Novembre (nel pieno della campagna referendaria per il Referendum Costituzionale del 4 Dicembre), che appare l’annuncio ufficiale del via ad un’attesa fase di Consultazione Pubblica, ma della sola durata di un mese (con scadenza il 10 Dicembre), in cui i cittadini, in forma singola o associata, possono inoltrare le dovute osservazioni al regolamento.

Nessuna consultazione pubblica, nessun percorso davvero partecipato.

Si tratta del modo meno indicato per costruire uno strumento di partecipazione e quello con risultati inevitabilmente più scadenti.

Ne sono prova lampante, alcune gravi criticità che abbiamo individuato in fase di studio del regolamento:

Rimane nella facoltà dell’Ente Comune di Caserta risolvere i Patti sottoscritti, in qualsiasi momento, laddove insorgano necessità amministrative di più generale interesse, a totale discrezione dell’Ente stesso.

È ciò che dirompe al termine del CAPO I e al di fuori di qualsiasi articolo, con un maldestro inserimento (formalmente invalido) che tradisce il concetto di amministrazione condivisa e la sua funzione di tutela alla partecipazione.

Patti di collaborazione precari.

Ad aggravare il quadro, procedure poco chiare caratterizzate da un preponderante squilibrio di poteri tra amministrazione e cittadini, tempistiche e scadenze indefinite con conseguente dilatazione dei tempi tecnici, mancanza di obbligatorietà delle buone pratiche, come la trasparenza per mezzo di piattaforme digitali e pericolose quanto svincolate aperture al mondo imprenditoriale.

È per tale motivo, che lo scorso 25 Gennaio, abbiamo protocollato la nostra petizione, corredata di firme, allegando le integrazioni al regolamento redatte sul nostro Wiki, con una nota di accompagnamento, che richiede inoltre:

  • un percorso partecipato con incontri pubblici
  • la trasparenza del percorso con la pubblicazione delle osservazioni
  • una proroga dei termini per l’inoltro delle osservazioni
  • la conformità del regolamento alle finalità di Labsus

Queste le nostre proposte per un Regolamento partecipato.

Da Statuto Comunale, l’amministrazione ha 30 giorni di tempo per rispondere ai nostri quesiti, pertanto restiamo in attesa di un riscontro continuando a vigilare sugli sviluppi, pronti ad intervenire per difendere i nostri diritti di cittadini.

Citando l’incipit del Regolamento della Città di Pomezia:

Prenderci cura dei luoghi in cui viviamo, lavoriamo, in cui crescono i nostri figli è un atto di responsabilità e di amore verso la nostra Città.

27 gennaio 2017